Entrare nella chiesa, nel chiostro o negli oratori del Convento dei frati conventuali di Alghero rappresenta sempre un fatto di profonda spiritualità ed umanità. Io non sono mai riuscito a spiegarmene bene le ragioni. Certo, penso, non può dipendere solo da me, dalla mia volontà o dalla fantasia. Forse è "Lui" che vuole usarmi misericordia. Vi entro col cuore di chi vuol liberarsi dal male della malinconia; per guadagnare, in un certo giorno, un po' di letizia. Anche per altri dev'essere la stessa cosa. Cinquant'anni fà i frati conventuali sono ritornati ad Alghero dopo un lungo esodo, e la chiesa e il convento erano invecchiati e cadenti. I frati, come è nel loro costume, hanno pensato alla ricostruzione senza avere negli occhi l'immagine di un centro monumentale. Hanno capito che dovevano edificare un nuovo cuore della Città, in un rapporto immediato e diretto con la gente. E per questo la loro azione pastorale si è indirizzata in vari settori. Ridando vita alla Chiesa e alla Casa i frati conventuali hanno lavorato con pazienza, nel rispetto dell'antico, ma con adeguate aperture alle esigenze del nuovo. Ed è nato il miracolo di questo Complesso.

– Enzo Espa

C’è sempre stato nella storia della presenza dei Frati Minori Conventuali in Sardegna un mirabile intreccio di rapporti con il popolo. I vari insediamenti dicono di un felice incontro e connubio frati-popolo, grazie alla facilità con cui in genere carisma francescano e cultura locale si sono reciprocamente consegnati, quasi per osmosi naturale. Se è vero infatti che non dovettero faticare molto a inculturarsi i primi
frati giunti dalla penisola, altrettanto può dirsi per la gente delle Città che attinse abbondantemente dalla loro testimonianza di vita evangelica e dai loro valori culturali.
Il convento di S. Francesco in Alghero, sorto probabilmente alla fine del XIII secolo, non sfugge a tale rilievo generale. Ubicato all’ interno delle mura della Città, ha riproposto nel tempo l’incontro umano, evangelico e sociale dei frati con la gente.
Così per oltre cinque secoli e mezzo, o fino a quando le leggi eversive dello Stato italiano, verso il 1863, lo incamerarono tra i beni demaniali. La chiesa, tuttavia, continuò ad essere ufficiata dai religiosi ancora per qualche tempo.

Una settantina d’anni dopo, il 28 aprile del 1940, il ritorno dei frati. Da allora non diversa dai secoli precedenti ci è apparsa la presenza, la testimonianza, l’operosità di vita dei frati. Scorrendo la cronaca del mezzo secolo in questione (1940-1990), ci sembra di poter individuare tre momenti caratteristici: il primo, di progressiva riacquisizione degli ambienti e del concomitante vastissimo ministero pastorale dei religiosi, dato che S. Francesco era allora una specie di "quasi” parrocchia; il secondo, di riattazione dei locali e migliore definizione pastorale delle opere; il terzo, di restauro del monumento (chiesa e convento), e di nuovo impulso formativo e culturale.
L’incontro e il rapporto dei frati con la gente che trova negli antichi e artistici ambienti, chiostro e locali attigui soprattutto, il luogo e lo strumento del reciproco accogliersi e fraternizzare, è andato in tutti questi anni addirittura accentuandosi. Senza tema di smentita, si può affermare che molte significative pagine di storia della città sono state scritte a S.Francesco, dai frati con la gente; altre, neppure fedelmente riportate dai documenti ufficiali o mancanti, ma certamente intuibili per la fatica operosa, nei risultati, e certamente vive nella memoria di coloro che ne furono, in qualsiasi misura, protagonisti.
Si può dire che non ci sia stata vicenda cittadina che non abbia avuto a S. Francesco una sua particolare risonanza di lettura e di formazione socio-religiosa, di proposta e risposta di impegno concreto nell'ambiente locale. Di più: rare le famiglie di Alghero che non si siano incontrate con l'evento che è il carisma francescano, incarnato nella vita, nelle opere e nelle stesse strutture dai soggetti di una storia ecclesiale e civile pazientemente vissuta nella quotidianità e tessuta dalla quotidianità più viva, mai monotona, tendente a continuo miglioramento per crescere e far crescere.

Se la memoria storica dei protagonisti tutti, frati, clero, laici, a vario titolo di presenza e diversa gradazione di partecipazione di questo più recente periodo, saprà comunque trasmettere questo filo d'oro di una storia che viene da lontano e che trova nella fedeltà alla fraternità, quale carisma del nostro Ordine, la sua stessa ragion d'essere, meglio si potrà cogliere il segreto che ha fatto di S. Francesco il polmone e il cuore della città di Alghero.
Polmone, perché della Città ha respirato la cultura nella sua più ampia accezione, dando respiro e orientando la stessa; cuore, non solo per l’ubicazione del complesso monumentale, ma soprattutto perché i frati molto hanno amato gli algheresi, essendone riamati; entrambi scoprendosi reciprocamente "indispensabili”, per la città, grazie allo stretto rapporto intercorso e che nel tempo è stato garantito da un duplice movimento, proprio dei polmoni e del cuore, che possiamo così applicare: dalla Città a S. Francesco, da S. Francesco alla Città.
Credo che questa dinamica, vitale per l'essere "cuore" e "polmone", abbia veramente consentito di individuare questi cinquant'anni del ritorno dei frati nella loro antica sede come segno di quella vita più solidale e partecipe ad ogni livello. La chiesa e il chiostro dei frati, si può dire abbiano come custodito e garantito buona parte della vita ecclesiale e civile della città.
Quanto più i frati hanno saputo vivere la loro vocazione e abitare il loro convento e portarsi in mezzo alla gente, tanto più si sono attestati quali testimoni credibili e ascoltati, annunciatori del vangelo e della fraternità. E quanto più la gente, a sua volta, ha saputo accogliere i frati come missione e stare con loro, non semplicemente e solo negli ambienti di S. Francesco, tanto più si è sentita promossa e ha sperimentato i valori del loro carisma: la povertà, la semplicità, l'umiltà, la misericordia, la pace, la gioia. In una parola: la fraternità; ossia un rapporto che ripete dall'incontro con il Padre e tra i suoi figli tutto il suo significato e le motivazioni umane ed evangeliche che la animano.
Questa la nostra, di Provincia religiosa, grata lettura dell'ultimo capitolo di una storia plurisecolare. Questo anche l'augurio per l'evento giubilare: essere ancora cuore e nel cuore della Città. Nel senso più francescano e nella fedeltà al patrimonio umano, spirituale, artistico, culturale ereditato.

– f. Paolo Atzei (Ministro Provinciale)